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T3 Innovation ti dà il benvenuto nel sito tematico dedicato all’Area di Specializzazione Bioeconomia della Smart Specialization Strategy (S3).

Qui troverai i principali aggiornamenti di settore su progetti, programmi e iniziative di rilievo, nel contesto europeonazionale e regionale. Ogni giorno, nella sezione Blog – che trovi in basso, in questa pagina – potrai consultare le principali notizie sulla Bioeconomia, riguardanti il mondo d’impresa, della ricerca e delle startup. Buona navigazione! 

Il contesto europeo

La Commissione Europea, nel 2012, ha descritto la Bioeconomia, nella strategia “Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”, come un settore chiave per il rilancio sostenibile dell’Europa, dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Nel documento viene sottolineata, inoltre, la necessità  di strategie nazionali che favoriscano l’utilizzo di “materie prime rinnovabili, lo sviluppo di tecnologie innovative legate all’efficienza delle risorse e la creazione di filiere sostenibili interdisciplinari e a basso impatto.” La Bioeconomia poggia essenzialmente su due pilastri:
1. un sistema agricolo competitivo, che produce materie prime sotto forma di biomassa;
2. tecnologie industriali bio based, in grado di utilizzare pienamente la biomassa per ottenere diversi prodotti come farmaci, nutraceutici, cosmetici, biopolimeri, bioenergia.

Il comparto bioeconomico europeo vanta già un fatturato di circa 2 000 miliardi di euro e impiega oltre 22 milioni di persone, che rappresentano il 9% dell’occupazione complessiva dell’EU. Si calcola che per ogni euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto bioeconomico sarà pari a dieci euro entro il 2025.

Attualmente, più di 40 nazioni in tutto il mondo propongono azioni e strategie per rafforzare le loro Bioeconomie la cui dimensione è in forte ascesa. L’industria alimentare è la prima per dimensione all’interno dell’UE ed è ancora potenzialmente in espansione, con nuovi mercati ed industrie che stanno emergendo nei settori alimentare e non – alimentare, sia nuovi che tradizionali.

La strategia Europea poggia  essenzialmente su tre assi principali:

1) Investimenti in ricerca, innovazione e competenze per la bioeconomia: ciò dovrebbe includere risorse UE, nazionali, investimenti privati e la promozione di sinergie con altre iniziative politiche.

2) Sviluppo dei mercati e della competitività nei settori della bioeconomia, attraverso un’intensificazione sostenibile della produzione primaria, la conversione dei flussi di rifiuti in prodotti con valore aggiunto;

3) Coordinamento delle politiche e un coinvolgimento sinergico delle parti interessate anche attraverso la creazione di una piattaforma e di un osservatorio europeo sulla bioeconomia e l’organizzazione, a intervalli regolari, di conferenze aperte ai soggetti attivi in questo settore.

La strategia intende creare sinergie e complementarità con altri settori al fine di portare l’Europa ad un’economia ‘post-petrolio’ attraverso un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili promuovendo il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili. Driver di questo percorso saranno , a ricerca e l’innovazione.

Il contesto nazionale

Anche l’Italia si è dotata di una propria Strategia per la Bioeconomia a puntando a “superare la produzione sostenibile di risorse biologiche rinnovabili e la conversione di queste risorse e dei rifiuti in prodotti ad alto valore aggiunto come alimenti, mangimi, prodotti a base biologica e bioenergia.”

Il comparto della Bioeconomia comprende l’Agricoltura, la Pesca, il settore alimentare e delle bevande, le Foreste, l’industria della cellulosa e della carta, l’industria del tabacco, l’industria tessile delle fibre naturali, l’industria farmaceutica e della bio-energia.  

La Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) non cita esplicitamente la Bioeconomia ma due Aree di Specializzazione inerenti:

1.Agrifood che pone attenzione a

  • soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, comprendendo il comparto produttivo agricolo e tutte le attività connesse alla foreste e al legno;
  • industria della trasformazione alimentare e delle bevande, quella meccano-alimentare, del packaging e dei materiali per il confezionamento.

Sono, inoltre, inclusi i servizi legati al commercio, alla GDO, alla commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio, fino ai settori legati al turismo (turismo rurale ed enogastronomico).

In risposta all’Avviso MIUR del 2012, è stato istituito il Cluster Agrifood Nazionale (CLAN) , formato da gruppi industriali, centri di ricerca ed istituzioni (ad oggi, sono 80 i soci aderenti). Le attività sono strutturate in 6 traiettorie tecnologiche, corrispondenti a sfide prioritarie cui oggi deve far fronte l’Industria alimentare:

a. salute e benessere lungo l’intero ciclo di vita ;

b. sicurezza alimentare;

c. processi produttivi per una migliorata qualità degli alimenti;

d. produzione alimentare sostenibile e competitiva;

e. macchine ed impianti per l’industria alimentare;

f. ict nell’industria agroalimentare e strumenti di trasferimento tecnologico.

2.Chimica verde fa riferimento alla “biobased industry” legata alla trasformazione di biomasse, derivanti da agricoltura, scarti alimentari, rifiuti organici, alghe e microorganismi, in sostanze e prodotti chimici e biocarburanti attraverso le bioraffinerie.

Nel 2012, per iniziativa di Biochemtex, Novamont, Versalis e Federchimica e in risposta all’“Avviso per lo sviluppo e il potenziamento di cluster tecnologici nazionali” del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è nato il Cluster SPRING 2012  come soggetto deputato a rappresentare il settore italiano della Chimica Verde. I soggetti aderenti sono tutte realtà che operano nel campo della bioeconomia e che rappresentano l’intera filiera italiana della chimica “verde”.

soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, comprendendo il comparto produttivo agricolo e tutte le attività connesse alla foreste e al legno;

industria della trasformazione alimentare e delle bevande, quella meccano-alimentare, del packaging e dei materiali per il confezionamento;

Sono, inoltre, inclusi i servizi legati al commercio, alla GDO, alla commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio, fino ai settori legati al turismo (turismo rurale ed enogastronomico).

In risposta all’Avviso MIUR del 2012, è stato istituito il Cluster Agrifood Nazionale (CLAN) , formato da gruppi industriali, centri di ricerca ed istituzioni (ad oggi, sono 80 i soci aderenti). Le attività sono strutturate in 6 traiettorie tecnologiche, corrispondenti a sfide prioritarie cui oggi deve far fronte l’Industria alimentare:

  1. salute e benessere lungo l’intero ciclo di vita ;
  2. sicurezza alimentare;
  3. processi produttivi per una migliorata qualità degli alimenti;
  4. produzione alimentare sostenibile e competitiva;
  5. macchine ed impianti per l’industria alimentare;
  6. ict nell’industria agroalimentare e strumenti di trasferimento tecnologico.

 

L’area Chimica verde fa riferimento alla “biobased industry” legata alla trasformazione di biomasse, derivanti da agricoltura, scarti alimentari, rifiuti organici, alghe e microorganismi, in sostanze e prodotti chimici e biocarburanti attraverso le bioraffinerie.

Nel 2012, per iniziativa di Biochemtex, Novamont, Versalis e Federchimica e in risposta all’“Avviso per lo sviluppo e il potenziamento di cluster tecnologici nazionali” del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è nato il Cluster SPRING 2012  come soggetto deputato a rappresentare il settore italiano  della Chimica Verde. I soggetti aderenti sono tutte realtà che operano nel campo della bioeconomia e che rappresentano l’intera filiera italiana della chimica “verde”: grandi player industriali, PMI, università, e tutte le principali organizzazioni di ricerca pubbliche italiane operanti nel settore della trasformazione e della raccolta della biomassa. Ad essi si aggiungono numerosi soggetti attivi nel campo del trasferimento tecnologico e della comunicazione ambientale.

Il contesto regionale

Nell’ambito della S3 della Regione Basilicata, la Bioeconomia ricopre un ruolo molto importante, dovuto al peso significativo degli occupati nel settore agricoltura, e alla presenza di prodotti agroalimentari tipici e di qualità, oltre che la numerosità e l’impatto delle aziende operanti nel settore e gli Enti di ricerca che svolgono attività in tale ambito. Quale forte elemento distintivo, vi è sicuramente da sottolineare la presenza di alcuni distretti di rilievo nazionale, il distretto agroalimentare del Metapontino, quello agroindustriale del Vulture, nonché i due distretti rurali di recente istituzione della collina materana e Pollino Lagonegrese.

Il settore è essenzialmente rappresentato dalla produzione e pochissima trasformazione. Il processo di lavorazione si limita per la gran parte alla prima lavorazione (lavaggio, calibratura, confezionamento e, in alcuni casi, pre-refrigerazione) finalizzata al confezionamento. Negli ultimi anni è notevolmente aumentata la superficie utilizzata per l’agricoltura ecocompatibile e biologica. Le colture prevalenti sono le cerealicole, in primis il frumento e le coltivazioni legnose agrarie (olivo, vite alberi da frutta), tra le quali l’olivo è la più diffusa, ortofrutticola.

La regione Basilicata è caratterizzata da una buona concentrazione di laboratori universitari, Centri di ricerca, dotati di expertise qualificate e di attrezzature idonee allo scopo, fra cui spiccano anche piattaforme multidisciplinari di next generation sequencing, ed una piattaforma di plant phenotyping, unica in Italia e tra le poche al mondo. La Rete di Ricerca Regionale è valorizzata e riconosciuta dalla partecipazione ai più importanti consorzi europei e iniziative della Commissione Europea (fra cui l’international KBBE Forum, la JPI Healthy Diet for an Healthy Life, la ETP Food for Life e la futura KIC Food for the Future), che permettono l’integrazione tra competenze agronomiche, tecnologiche, biomolecolari e nutrizionali.

Sono presenti inoltre in regione strutture in grado di fornire supporto allo sviluppo, test e validazione in campo di nuovi formulati per la difesa e la fertilizzazione. Va inoltre ricordata la presenza presso il Centro Ricerche ENEA di Trisaia di una hall tecnologica imperniata sull’uso di mild technologies, particolarmente indicate per processi di valorizzazione e della determinazione della qualità della produzione agricola, e trasferimento dell’innovazione prodotta nei laboratori di ricerca alla piccola e media impresa. Grazie a ciò le competenze possono essere rese disponibili in maniera efficiente per le PMI del settore.

 

La S3 regionale intende perseguire il modello di sviluppo proposto dal paradigma della Bioeconomia, secondo una “declinazione che valorizza il molteplice e versatile utilizzo dei sottoprodotti e degli scarti della filiera agroalimentare” con il completo sfruttamento e la valorizzazione di biomasse, attraverso la Chimica verde. L’approccio vuole rompere il tradizionale divario presente tra agricoltura e industria, ridefinendo un nuovo rapporto tra questi due mondi, basato sull’innovazione e sull’uso sostenibile delle risorse naturali per le attività industriali.

 

Sono 5 le traiettorie tecnologiche di sviluppo sulle quali puntare per una Specializzazione Intelligente e una crescita innovativa del settore:

  1. gestione della risorsa idrica;
  2. ricerca genomica per un’agricoltura sostenibile, di precisione ed integrata;
  3. nutrizione e salute con particolare attenzione alla Food Safety e agli alimenti funzionali;
  4. chimica verde;
  5. innovazione non tecnologica.

 

Informazioni tratte dal documento S3 della Regione Basilicata

IN QUEST’AREA SI STANNO REALIZZANDO PROGETTI DI INNOVAZIONE CON T3
3
12

Impresa

1
5

Ricerca

5
5

Startup

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